Trovare un medico di famiglia in Italia sta diventando sempre più difficile, con intere regioni che segnalano carenze critiche e pazienti che restano senza un punto di riferimento sanitario. La situazione non è un’emergenza improvvisa: dietro ai numeri c’è una crisi strutturale che dura da anni, aggravata da pensionamenti, scarsa attrattività della professione e riforme ancora in fase di definizione.

Carenza medici mancanti: oltre 5.700 · Calo 2019-2024: 5.197 unità · Regioni colpite: 18 · Pazienti medi per medico: 1.383

Panoramica rapida

1Fatti confermati
  • Oltre 5.700 medici di famiglia mancanti in Italia (Il Tirreno)
  • 5.197 unità in meno tra il 2019 e il 2024 (Sky TG24)
  • Bozza riforma Schillaci presentata il 23 aprile 2026 (Il Fatto Quotidiano)
2Cosa resta incerto
  • Termine effettivo per l’approvazione definitiva del decreto
  • Impatto reale della riforma sulla carenza sul territorio
  • Valori esatti della nuova tariffa nazionale per assistito (stima: 128 euro)
3Segnale temporale
  • 23 aprile 2026: bozza presentata in Conferenza delle Regioni (Il Fatto Quotidiano)
  • Potenziale decreto-legge entro maggio 2026 (Sky TG24)
4Cosa viene dopo
  • I medici potranno scegliere tra convenzione riformata e dipendenza volontaria dal SSN (Quotidiano Sanità)
  • Prevista l’istituzione della Scuola di specializzazione universitaria per medicina generale (Quotidiano Sanità)

I dati chiave sulla carenza di medici di famiglia in Italia emergono da fonti istituzionali e specializzate.

Dato Valore Fonte
Medici mancanti oltre 5.700 Fondazione Gimbe (think tank sanitario)
Calo 2019-2024 5.197 unità Sky TG24 (testata nazionale)
Pazienti medi per medico 1.383 Sky TG24 (testata nazionale)
Regioni con carenza 18 Il Fatto Quotidiano (quotidiano nazionale)
Spesa assistenza primaria 2023 6,448 miliardi € Quotidiano Sanità (rivista specializzata)
Remunerazione media per MMG 2023 91 € per assistito Quotidiano Sanità (rivista specializzata)
Estensione pediatri fino a 18 anni 523,7 mln €/anno stimati Quotidiano Sanità (rivista specializzata)

Quanti sono in Italia i medici di base?

I numeri ufficiali raccontano una trasformazione profonda del sistema. Nel 2022 risultavano titolari di guardia medica 10.671 medici, distribuiti su 2.831 punti di assistenza. La media nazionale era di 18 medici ogni 100.000 abitanti, una proporzione che colloca l’Italia sotto la soglia considerata ottimale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Distribuzione territoriale

  • 18 regioni su 20 risultano colpite dalla carenza (Il Fatto Quotidiano)
  • Le difficoltà maggiori si registrano nelle regioni più popolose (Sky TG24)
  • Non esiste una distribuzione omogenea: alcune aree del Centro-Sud risultano particolarmente penalizzate

Confronto con anni precedenti

Il confronto con il passato evidenzia un trend negativo consolidato. Tra il 2019 e il 2024 il numero di medici di medicina generale è calato di 5.197 unità, un decremento che corrisponde a una perdita di circa il 6% del totale della categoria in soli cinque anni (Sky TG24). Questo ha portato la media di pazienti assistiti per singolo medico a 1.383 unità, ben oltre le raccomandazioni europee.

L’impatto pratico è visibile nei bandi deserti: le ASL faticano a coprire le zone carenti, e molti assistiti si trovano senza un medico di riferimento stabile.

Perché questo conta

Ogni medico che va in pensione senza essere sostituito lascia dietro di sé centinaia di pazienti senza un punto di riferimento. Il trend di calo non si è ancora invertito.

Perché non ci sono più medici di base?

La carenza di oltre 5.700 medici di famiglia in Italia, come documentato dalla Fondazione Gimbe, non è un evento improvviso ma il risultato di cause strutturali che si sono accumulate nel tempo (Il Tirreno). Le ragioni sono molteplici e si rafforzano a vicenda.

Cause della carenza

  • Pensionamenti massicci: molte delle generazioni che hanno formato la spina dorsale del sistema stanno raggiungendo l’età pensionabile senza un ricambio adeguato
  • Scarsa attrattività della professione: la medicina generale è percepita come meno prestigiosa rispetto ad altre specializzazioni, con condizioni di lavoro meno prevedibili e compensi che non sempre premiano la complessità del ruolo (Qui Finanza)
  • Formazione insufficiente: i posti nelle scuole di specializzazione in medicina generale non vengono coperti completamente ogni anno
  • Carichi di lavoro elevati: con 1.383 pazienti medi per medico, la pressione quotidiana scoraggia nuovi professionisti dall’ingresso nella categoria

Bandi deserti

Un fenomeno particolarmente emblematico riguarda i bandi per le zone carenti. Sempre più frequentemente le ASL pubblicano avvisi per l’assegnazione di zone disagiate o poco attrattive senza ricevere domande. I medici preferiscono operare in contesti urbani o mantenere la libera scelta piuttosto che accettare incarichi che comporterebbero obblighi di guardia in aree marginali.

La conseguenza immediata è che interi territori restano scoperti, con residenti che devono rivolgersi a medici situati a chilometri di distanza o, nei casi più critici, al pronto soccorso per prestazioni che dovrebbero essere gestite dal medico di famiglia.

Il rischio concreto

La FNOMCeO avverte che senza interventi strutturali la carenza rischia di peggiorare nei prossimi anni con il pensionamento delle generazioni del baby boom.

Qual è lo stipendio di un medico di base in Italia?

La questione retributiva è centrale nel dibattito sulla carenza. Nel 2023 la spesa complessiva per l’assistenza primaria in Italia è stata di 6,448 miliardi di euro per circa 57 milioni di assistiti, con una media di 91 euro per paziente gestito da un medico di medicina generale e 175 euro per un pediatra (Quotidiano Sanità). Questi valori comprendono tutte le componenti della convenzione: quota base, incentivi, contributi e premi legati agli obiettivi.

Stipendio medio

Non esiste una cifra unica per lo stipendio di un medico di base, perché la remunerazione dipende da vari fattori: numero di assistiti, zona geografica, incentivi regionali, risultati raggiunti nelle prese in carico di pazienti cronici. Un medico con 1.500 pazienti in una regione del Nord può mediamente incassare tra i 4.000 e i 6.000 euro netti mensili, ma il dato varia sensibilmente.

Guadagno con 1.500 pazienti

Con 1.500 pazienti, un medico convenzionato ha diritto a una quota fissa per ogni assistito (la base della remunerazione) a cui si aggiungono compensi per attività specifiche: presa in carico di pazienti fragili, gestione di cronicità, partecipazione a programmi di prevenzione, ore di apertura dello studio. La riforma Schillaci modifica questo schema introducendo componenti legate alle Case della Comunità e alla rete territoriale.

La bozza del decreto prevede una tariffa nazionale per assistito stimata in 128 euro annui, articolata in diverse componenti: 40 euro per i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), 24 euro per la presa in carico, 24 euro per la prevenzione, 15 euro per il supporto organizzativo e 25 euro legati alle attività nelle Case della Comunità (Quotidiano Sanità). Questi valori restano tuttavia una proposta soggetta a negoziazione.

Attenzione ai numeri

I valori della nuova tariffa nazionale sono ancora in fase di elaborazione. Le cifre indicate rappresentano una proposta della bozza di riforma, non ancora approvata in via definitiva.

Che differenza c’è tra medico di base e medico di famiglia?

I termini “medico di base” e “medico di famiglia” vengono spesso usati come sinonimi, ma esistono distinzioni importanti che è utile chiarire per orientarsi nel sistema sanitario italiano.

Definizioni ufficiali

  • Medico di Medicina Generale (MMG): è il termine tecnico che indica il professionista che opera in convenzione con il SSN come medico di famiglia. Ha completato un corso di formazione specifico in medicina generale dopo la laurea in medicina e chirurgia.
  • Medico di Assistenza Primaria (MAP): è la denominazione equivalente utilizzata nelle convenzioni collettive nazionali per indicare i medici che operano sul territorio con incarichi a tempo indeterminato nelle aziende sanitarie locali.
  • Medico di base: è un termine più generico che può riferirsi a qualsiasi medico che opera nell’ambito dell’assistenza primaria, senza necessariamente indicare un rapporto di convenzione con il SSN.

Ruoli e convenzioni

Il medico di famiglia convenzionato con il SSN lavora in regime di convenzione: non è un dipendente pubblico ma un libero professionista che riceve un compenso forfettario per ogni assistito iscritto nella sua lista. Questo rapporto è regolato dall’Accordo Collettivo Nazionale (ACN) che definisce obblighi, diritti e tariffe.

La riforma Schillaci introduce la possibilità di trasformare questo rapporto: il medico potrà scegliere di diventare dipendente del SSN su base volontaria, mantenendo la possibilità di operare nelle Case della Comunità. La scelta dovrà essere effettuata entro sei mesi dall’entrata in vigore della norma (Quotidiano Sanità).

Come diventare medico di base?

Il percorso per diventare medico di medicina generale in Italia richiede diversi anni di formazione dopo la laurea in medicina e chirurgia. Ecco i passaggi principali per chi vuole intraprendere questa carriera.

Requisiti

  • Laurea in Medicina e Chirurgia: corso di laurea magistrale della durata di 6 anni, al termine del quale si ottiene l’abilitazione professionale sostenendo l’esame di Stato.
  • Iscrizione all’Ordine dei Medici: dopo l’abilitazione è necessario iscriversi all’Ordine provinciale dei medici chirurghi e odontoiatri per poter esercitare la professione.
  • Formazione specifica in medicina generale: il corso di formazione in medicina generale ha una durata di tre anni e consente di acquisire il titolo necessario per operare come medico di famiglia convenzionato.

Percorso formativo 2024

La riforma Schillaci prevede l’istituzione di una Scuola di specializzazione universitaria in medicina generale, un cambiamento importante che eleva il profilo formativo della categoria. Questo significa che in futuro la formazione avverrà in ambito universitario con standard più elevati e una maggiore valorizzazione accademica del percorso.

Attualmente i posti disponibili nei corsi di formazione in medicina generale sono stabiliti a livello regionale in base alle esigenze del territorio. La bozza di riforma prevede di aumentare i posti disponibili per rispondere alla carenza diffusa, ma il numero di candidati resta spesso inferiore ai posti offerti in alcune regioni.

Per chi vuole accelerare l’ingresso nella professione, un’altra possibilità prevista dalla riforma è l’assunzione a tempo indeterminato presso le ASL di medici in possesso della specializzazione in medicina generale, con contratti che combinano elementi della dipendenza e della convenzione.

Il trade-off

La professione offre stabilità e una clientela garantita, ma richiede disponibilità a orari estesi, gestione burocratica e carichi di lavoro elevati. Chi cerca flessibilità potrebbe trovare nella dipendenza un’alternativa più vantaggiosa.

Passi per entrare nella professione

Ecco i passaggi concreti per diventare medico di famiglia in Italia:

  1. Passo 1: Laurearsi in Medicina e Chirurgia e sostenere l’esame di abilitazione.
  2. Passo 2: Iscriversi all’Ordine dei Medici della provincia in cui si intende operare.
  3. Passo 3: Frequentare il Corso di formazione specifica in medicina generale (3 anni) presso la Regione di interesse.
  4. Passo 4: Superare il concorso per l’assegnazione della convenzione nella zona scelta.
  5. Passo 5: Stipulare la convenzione con l’ASL e avviare lo studio medico.

La riforma Schillaci: cosa prevede

La bozza del decreto Schillaci, presentata il 23 aprile 2026 in Conferenza delle Regioni dal ministro della Salute Orazio Schillaci, introduce un doppio binario per i medici di famiglia: la convenzione riformata oppure la dipendenza volontaria dal Servizio Sanitario Nazionale (Il Fatto Quotidiano). Si tratta di una riforma strutturale che tocca l’organizzazione della medicina territoriale collegata al PNRR e alle Case della Comunità.

Le novità principali riguardano la retribuzione: non più legata esclusivamente al numero di assistiti, ma articolata su componenti legate agli obiettivi, alle attività specifiche e all’apporto alle Case della Comunità (Il Tirreno). La remunerazione futura sarà legata alla rete territoriale, alla presa in carico di pazienti cronici e fragili, non più solo al numero di iscritti in lista.

La riforma prevede anche l’estensione dell’assistenza pediatrica fino a 18 anni (invece degli attuali 14), con un costo aggiuntivo stimato in 523,7 milioni di euro all’anno e la necessità di assumere circa 1.300 pediatri in più (Quotidiano Sanità).

FNOMCeO ha bocciato la riforma definendola “fatta senza medici e cittadini, inefficace, inutile e dannosa” (Quotidiano Sanità). I sindacati di categoria sono divisi, con alcuni pronti alla mobilitazione su orari, stipendi e pensioni (Il Gazzettino).

Punto critico

La riforma rischia di frammentare ulteriormente il SSN se non accompagnata da una governance locale coerente, secondo fonti critiche.

Cronologia della crisi

I principali eventi che hanno segnato l’evoluzione della carenza di medici di famiglia in Italia.

Periodo Evento Fonte
2019-2024 Calo di 5.197 unità nel numero di medici di medicina generale Sky TG24 (testata nazionale)
2022 Rilevati 10.671 medici titolari e 2.831 punti di guardia medica Dati ministeriali
2023 Spesa assistenza primaria: 6,448 miliardi euro per 57 mln assistiti Quotidiano Sanità (rivista specializzata)
23 aprile 2026 Bozza riforma Schillaci presentata in Conferenza delle Regioni Il Fatto Quotidiano (quotidiano nazionale)
2026 (previsto) Potenziale approvazione decreto-legge entro maggio Sky TG24 (testata nazionale)

L’accelerazione del calo numerico a partire dal 2019 una crisi strutturale che richiede interventi sistemici.

“Mancano oltre 5.700 medici di famiglia in Italia, un vuoto che pesa su milioni di pazienti che non hanno un punto di riferimento stabile nel sistema sanitario.”

— Fondazione Gimbe (think tank sanitario)

“La riforma Schillaci è stata fatta senza medici e cittadini, è inefficace, inutile e dannosa.”

— Filippo Anelli, presidente FNOMCeO (Ordine nazionale dei medici)

La crisi dei medici di base in Italia tocca un nervo scoperto del Servizio Sanitario Nazionale. Con oltre 5.700 medici mancanti e 5.197 unità perse in soli cinque anni, il sistema sta vivendo una trasformazione che non ha ancora trovato un equilibrio. La riforma Schillaci propone un doppio binario tra convenzione e dipendenza, ma il giudizio della categoria è severo.

Per i pazienti italiani, la scelta pratica è tra trovare un medico prima che vada in pensione il proprio o accontentarsi di ambulatori affollati e tempi di attesa dilatati. Per i medici, la riforma introduce un’opzione di dipendenza che potrebbe rendere la professione più attraente per le nuove generazioni, ma il rischio di frammentazione del SSN resta alto se le Regioni non coordinano l’attuazione.

In sintesi: Il SSN italiano ha un vuoto di oltre 5.700 medici di famiglia che non si colmerà con la riforma Schillaci se non accompagnata da misure concrete su formazione e condizioni di lavoro. I pazienti devono cercare un medico di riferimento ora, prima che la lista d’attesa diventi insostenibile. I giovani medici possono valutare la dipendenza volontaria che potrebbe offrire stabilità non garantita dalla convenzione tradizionale.
Fonti aggiuntive

altoadige.it

Copertura correlata: analisi dettagliata su riforme Schillaci fördjupar bilden av Medici di base in Italia: numeri, stipendi e riforme.

Domande frequenti

Perché i medici ti fanno dire 33?

Il “33” è il codice che i medici di famiglia inseriscono nel sistema per richiedere una visita domiciliare urgente o per certificare l’indisponibilità temporanea a ricevere nuovi pazienti. Non è un obbligo legale ma una prassi organizzativa per gestire i carichi di lavoro.

Quali sono le nuove regole per i medici di base?

La bozza di riforma Schillaci prevede che i medici possano scegliere tra due modalità: rimanere nella convenzione tradizionale con il SSN oppure optare per la dipendenza volontaria. La retribuzione sarà legata a obiettivi e attività nelle Case della Comunità, non solo al numero di pazienti assistiti.

Cos’è la riforma Schillaci per i medici di famiglia?

È una riforma strutturale presentata il 23 aprile 2026 che introduce il doppio binario (convenzione riformata o dipendenza volontaria), modifica il sistema di remunerazione e istituisce la Scuola di specializzazione universitaria per medicina generale.

Come sapere chi è il mio medico di base?

È possibile verificare il proprio medico di famiglia attraverso il portale della propria ASL regionale, tramite il Fascicolo Sanitario Elettronico, oppure recandosi personalmente agli sportelli dell’ASL con la tessera sanitaria.

Medico curante e medico di base sono uguali?

Sì, nella pratica i termini sono equivalenti. “Medico curante” è un’espressione più colloquiale mentre “medico di base” e “medico di medicina generale” sono le definizioni ufficiali del sistema sanitario.

Quali sono le ultime notizie sulla riforma dei medici di base?

La bozza è stata presentata il 23 aprile 2026 in Conferenza delle Regioni. Un decreto-legge potrebbe arrivare entro maggio 2026. FNOMCeO ha criticato duramente il testo definendolo inefficace e dannoso.